I DOLCIFICANTI

I DOLCIFICANTI
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Nella puntata odierna della consueta rubrica #NoBrainNoGain vogliamo trattare un argomento molto sentito da chi è a dieta e vuole evitare il più possibile gli zuccheri semplici: l’uso dei dolcificanti.

Essendo l’argomento dolcificanti di grande vastità, ci soffermeremo nella descrizione dei dolcificanti senza calorie, tralasciando alcuni dolcificanti come il fruttosio, il miele, ecc. a volte utilizzati nel tentativo di risparmiare qualche caloria.

Iniziamo col distinguere i dolcificanti in 3 categorie: dolcificanti naturali, dolcificanti semisintetici e dolcificanti sintetici.

Della prima categoria fanno parte il fruttosio, il destrosio, lo xilitolo, il miele, la stevia ed altri. Questa serie di dolcificanti è presente in natura (come facilmente intuibile). Il loro potere dolcificante è simile a quello del saccarosio (normale zucchero da cucina) tuttavia le calorie sono molto ridotte rispetto al saccarosio stesso.

Il loro impiego è frequente anche in prodotti dolciari, tuttavia come accennato, vogliamo soffermarci su quelli il cui carico calorico è nullo, o comunque trascurabile (anche considerando le quantità normalmente presenti nei cibi). Per questo motivo eviteremo la trattazione del fruttosio, del destrosio, del miele. Ci interessa invece soffermarci sullo xilitolo: lo xilitolo fa parte della famiglia dei polialcoli ed è spesso utilizzato in prodotti di uso commerciale (chewing gum, ma anche sciroppi per esempio). Il potere dolcificante è pressochè identico a quello del saccarosio, tuttavia il carico calorico è praticamente nullo. Considerando che circa il 50% delle calorie presenti nello xilitolo non è metabolizzato dal nostro corpo, questo fornisce 2,4 kcal/g contro le 4kcal/g del normale zucchero da cucina, le 3/g del miele (il cui potere dolcificante è minore) e le 3,7 del fruttosio. Diversi studi hanno inoltre testimoniato la quasi totale atossicità dello xilitolo, dannoso solo a dosi molto elevate e ben lontane dall’uso comune. Fra gli effetti collaterali dello xilitolo rientra un blando effetto lassativo che si intensifica con usi frequenti e/o massicci, controindicazione indicata anche nei chewing gum come avrete notato.

Il dolcificante naturale più conosciuto degli ultimi tempi è tuttavia la stevia, solo da poco commercializzabile in Italia. La stevia è estratta dalle foglie di un arbusto presente in America del Sud ed ha un potere dolcificante pari a 300 volte quello del saccarasio. Ciò significa che anche quantità limitate di stevia dolcificano molto di più rispetto al normale zucchero da cucina, introducendo una quantità di calorie trascurabile e prossima allo zero. Il suo consumo era vietato in Europa fino a poco tempo fa, nonostante la Stevia fosse da parecchio utilizzate in diversi Paesi del mondo. Questo perché, nonostante la Stevia sia estratta da una pianta, alcuni dei suoi componenti potrebbero avere effetti cancerogeni se assunti ad alte dosi. Inoltre, il processo di produzione non aveva superato gli standard di sicurezza europei. Attualmente questi problemi sono superabili ed il mercato è stato invaso da prodotti dolcificati con la stevia (dal ketchup alle bevande). Caratteristica particolare di questo dolcificante è il retrogusto di liquirizia, che ne limita il possibile utilizzo nei dolci e che per alcuni risulta sgradevole. Per superare questo problema, si tende a produrre dolcificanti a base di Stevia ed eritrtolo, altro dolcificante naturale che consente di limitare la quantità di Stevia e ridurre così il retrogusto di liquirizia.

Fra i dolcificanti semisintetici il più conosciuto e controverso (nonché utilizzato) è l’aspartame. L’aspartame è presente in moltissimi alimenti e bevande light (ad esempio al Coca Zero, molto utilizzata da chi si vuole tenere in forma). Questo utilizzo su larga scale è dovuto all’alto potere dolcificante dell’aspartame e dalla totale assenza di retrogusto metallico, presente in alcuni tipi di dolcificanti. Nonostante l’apporto calorico sia identico a quello dello zucchero, il già citato potere dolcificante (200 volte superiore al saccarosio) fa si che piccole quantità siano sufficienti per dolcificare alimenti e bevande, apportando calorie infinitesimali. L’aspartame è stato oggetto di diversi studi e critiche riguardo la sua tossicità. In alcuni di questi si è dimostrato il fatto che l’aspartame sia cancerogeno nei ratti, notizia che ha portato diverse associazioni di consumatori a chiederne la rimozione dal mercato. Tuttavia c’è da chiarire un aspetto: l’aspartame è cancerogeno sui ratti, che sono diversi dagli esseri umani, solo se utilizzato in alte dosi. L’organizzazione mondiale della sanità ha così stabilito che l’aspartame è sicuro fino ad un massimo di 40mg per chilo di peso corporeo, quantità molto elevata il cui consumo sarebbe impossibile a meno di voler vedere comparire svariate malattie fra le quali il diabete (l’effetto sull’insulina dell’aspartame è identico a quello dello zucchero) in meno di una settimana.

Infine, i dolcificanti sintetici più conosciuti ed il cui uso sta andando allargandosi per via della quasi totale atossicità (almeno con gli studi attuali) sono l’acesulfame K, i ciclammati e la saccarina, dal potere dolcificante ancora superiore rispetto all’aspartame, ma con possibili retrogusti metallici in alcune persone. Il loro apporto calorico è pressoché nullo e si prestano anche ad essere conservati per diversi anni senza che si degradino.

Questa sintesi dei dolcificanti più utilizzati in commercio non intende spingere ad un uso smodato degli stessi. Sebbene diversi studi dimostrino la sicurezza nell’uso alimentare, nessuno studio ha ancora provato la totale sicurezza dell’uso cronico dei dolcificanti. Le dosi massime stabilite dall’OMS si riferiscono all’uso giornaliero, senza però specificare gli effetti sul lungo periodo. I dolcificanti sono un’arma utile per tenere a bada l’insulina, ormone importantissimo (si occupa di trasportare i nutrienti alle cellule) la cui secrezione è alterata dal consumo elevato e frequente di zuccheri semplici, tuttavia come sempre è consigliabile farne un uso moderato. Dunque ok a qualche goccia di TIC nel caffè e alla Coca Zero ogni tanto, magari sarebbe meglio evitare di bere 2 litri di Coca a pasto.

Come sempre “è la dose che fa il veleno” dunque servitevi dei dolcificanti senza esagerare e sarete al sicuro da qualsiasi effetto collaterale.

 

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